Implementare uno o più buffer è una tecnica volta a migliorare l’efficienza e la stabilità di un processo produttivo. Essa consiste nel creare scorte intermedie di risorse in determinati punti del processo, al fine di assorbire le fluttuazioni della domanda e garantire un flusso di produzione costante e stabile nel tempo.
Come si crea un buffer
Una volta stabilita la necessità di creare uno o più buffer occorre avviare un vero e proprio progetto di miglioramento interno. Lo scopo del progetto sarà quello di migliorare le prestazioni, nel rispetto di vincoli di budget ed entro un arco di tempo ben definito, per raggiungere gli obiettivi di produtività.
Il lavoro iniziale da fare è forse quello più importante. Occorre aver ben chiaro quali sono i motivi per i quali interveniamo e quali tipi di risultati intendiamo ottenere in termini di miglioramento del processo produttivo. Ad esempio potremmo desiderare:
- Una riduzione del tempo di attraversamento medio del 10%.
- Una diminuzione del numero di colli di bottiglia da 3 a 1.
- Una riduzione del costo di produzione per unità del 20%
- Un incremento del numero di domande soddisfatte del 15%
Un progetto per implementare un sistema di buffer richiede una pianificazione accurata e un’attenta valutazione di diversi fattori:
- In quali punti del processo si verificano le maggiori fluttuazioni?
- Dove si creano colli di bottiglia o ritardi?
- Quanta scorta intermedia è necessaria per assorbire le fluttuazioni previste?
- Qual è il costo di stoccaggio di tale scorta?
- Come monitorare il livello di scorta?
- Quando e come riapprovvigionare il buffer?
Il modo migliore per avviare e gestire un progetto per implementare un sistema di buffer è applicare il ciclo PDCA (Plan-Do-Check-Act), che nel caso specifico può essere così “declinato”:

FASE 1 – Pianificare l’intervento
Per valutare l’impatto dei buffer sul ciclo è importante definire un set di indicatori di performance (KPI) specifici per gli obiettivi di produzione che si vuole ottenere.
Per poter intervenire sul processo è necessario conoscerne le caratteristiche. Ecco perché il primo passo è quello di fare un lavoro di mappatura e valutarne le prestazioni:

Per esaminare l’efficacia del processo occorre identificare, misurare ed esaminare gli indicatori di prestazione (Key Performance Indicator). Alcuni esempi di KPI includono:
- Tempo di attraversamento medio: Tempo medio impiegato da un prodotto per completare l’intero processo produttivo.
- Numero di colli di bottiglia: Numero di stazioni di lavoro con capacità inferiore rispetto alla domanda.
- Livello di difettosità: Percentuale di prodotti che non soddisfano gli standard di qualità.
- Costo di produzione per unità: Costo medio per produrre un’unità di prodotto.
- Tempo di risposta a un cambio di domanda: Tempo necessario per adattare la produzione a un aumento o una diminuzione della domanda.

Dopodiché si passa all’analisi della domanda di beni/servizi e alle sue caratteristiche, soprattutto di come essa cambia nel tempo

Identificare i punti critici.
In base all’analisi dei dati e alla mappatura del processo, si passa a identificare i punti del processo in cui si verificano le situazioni indesiderate, quali ad esempio

Valutare l’impatto.
Per ciascun punto critico identificato, valutare in che misura esso determina

Dimensionare il buffer.
Una volta identificato il punto del processo in cui vi è una criticità, con effetto sui tempi, costi e qualità del prodotto/servizio, si passa a definire l’entità del buffer da allocare.
Dimensionare il buffer significa calcolare la quantità di risorse necessaria per assorbire le fluttuazioni della domanda o la carenza di capacità produttiva.
Il dimensionamento del buffer è un processo iterativo che richiede di monitorare e rivedere periodicamente i parametri utilizzati per il calcolo. Esistono software e modelli avanzati che possono aiutare a ottimizzare il dimensionamento del buffer in base a specifici scenari e vincoli.[1]
FASE 2 Implementare il buffer.
Sappiamo dove allocare il buffer e quanto deve essere consistente e di che tipo. Occorre quindi creare le scorte intermedie nei punti critici del processo produttivo. Esistono diversi tipi di buffer:
- Buffer di scorta: scorte di prodotti finiti o di componenti utilizzati per assorbire le fluttuazioni della domanda a breve termine.
- Buffer di tempo: tempo di attesa tra le diverse fasi del processo produttivo utilizzato per assorbire le fluttuazioni della domanda a medio termine.
- Buffer di capacità: capacità produttiva in eccesso utilizzata per assorbire le fluttuazioni della domanda a lungo termine.
La creazione di un buffer può essere applicata a qualsiasi tipo di produzione, sia di beni che di servizi. Essa richiede un investimento in personale, strutture, materiali e in sistemi di gestione.
FASE 3 – Verifica delle misure intraprese
Con la creazione di buffer di risorse ci aspettiamo dei benefici sulle prestazioni del ciclo produttivo. Dobbiamo quindi avviare un processo di analisi, simile a quello fatto all’inizio, per valutare come la produttività è migliorata per effetto del buffer:
- Riduzione dei colli di bottiglia: le scorte intermedie aiutano a evitare i ritardi causati da picchi di domanda?
- Migliore utilizzo delle risorse: le risorse sono utilizzate in modo più efficiente perché non si verifichino fermi produttivi causati da cali di domanda?
- Riduzione dei costi: si riducono i costi di produzione e di magazzino?
- Migliore qualità del prodotto: la produzione costante e stabile favorisce la qualità del prodotto?
- Maggiore flessibilità: la creazione di buffer rende l’azienda più flessibile e adattabile alle fluttuazioni della domanda?

Analisi degli impatti dei buffer di risorse nella catena di produzione
L’implementazione dei buffer non è priva di conseguenze e richiede un’attenta analisi per valutare i potenziali impatti su diversi aspetti del ciclo produttivo.
L’analisi degli impatti dei buffer di risorse ha come obiettivo principale la valutazione dell’effettiva efficacia della strategia implementata.
Metodologia di verifica
L’analisi degli impatti dei buffer di risorse può essere condotta attraverso diverse metodologie:
- Analisi e confronto con i dati storici:
- Raccogliere dati relativi ai tempi di produzione, alla qualità dei prodotti, ai costi e alla flessibilità del sistema prima e dopo l’implementazione dei buffer.
- Confrontare i dati per identificare eventuali cambiamenti significativi.
- Simulazione di modelli:
- Sviluppare modelli di simulazione del processo produttivo per valutare l’impatto di diverse configurazioni di buffer.
- Testare diverse ipotesi e scenari per identificare la soluzione ottimale.
- Esperimenti controllati:
- Implementare i buffer in un sottoinsieme della catena di produzione e monitorare i risultati rispetto a un gruppo di controllo.
- Confrontare i risultati per valutare l’efficacia dei buffer.
FASE 4 – Applicazione dei correttivi
In funzione del tipo di impatto che il buffer ha sulla produzione le misure correttive sono diverse:

I tool più comuni per la gestione dei buffer vanno da soluzioni complesse quali software di gestione delle risorse, che aiutano a pianificare e monitorare le scorte, a sistemi kanban, che aiutano a gestire le risorse in modo visivo. Nei casi più semplici è possibile utilizzare anche dei fogli di calcolo.
In Conclusione
Abbiamo esplorato la creazione di buffer, una tecnica di produzione volta a migliorare l’efficienza e la stabilità del processo produttivo. Abbiamo visto come la creazione di scorte intermedie di prodotti o componenti in determinati punti del processo può aiutare a:
- Assorbire le fluttuazioni della domanda.
- Garantire un flusso di produzione costante e stabile nel tempo.
- Ridurre i tempi di produzione e i costi di inventario.
- Migliorare la flessibilità e la reattività del processo produttivo.
Abbiamo anche descritto le diverse fasi per implementare un sistema di buffer, dalla pianificazione e progettazione alla verifica e all’ottimizzazione.
In sintesi, la creazione di buffer può essere una strategia vantaggiosa per qualsiasi tipo di produzione, sia di beni che di servizi. Tuttavia, è importante applicarla con attenzione e metodo, tenendo conto delle specificità del processo produttivo e degli obiettivi dell’organizzazione.

[1] Calcolo del buffer di scorte:
Esistono diverse formule per calcolare il buffer di scorte, a seconda del livello di rischio desiderato e della variabilità della domanda. Ecco alcune formule comuni:
- Formula di base: Buffer di scorte = (Deviazione standard * Lead time) / Livello di servizio
- Formula di Camp: Buffer di scorte = (√(Domanda giornaliera media * Lead time) * Z) / Livello di servizio
Dove:
- Deviazione standard: Misura la variabilità della domanda.
- Lead time: Tempo necessario per approvvigionarsi o produrre il prodotto.
- Livello di servizio: Percentuale di ordini che devono essere evasi in tempo.
- Z: Valore di riferimento dalla distribuzione normale standard (ad esempio, per un livello di servizio del 95%, Z = 1.645).
Esempio di calcolo:
Supponiamo che:
Domanda giornaliera media = 100 unità
Deviazione standard = 20 unità
Lead time = 5 giorni
Livello di servizio desiderato = 95%
Utilizzando la formula di base, il buffer di scorte sarebbe:
Buffer di scorte = (20 * 5) / 0.95 = 105.26 unità
In questo caso, si consiglia di mantenere un buffer di scorte di almeno 106 unità per assorbire le fluttuazioni della domanda e garantire un livello di servizio del 95%.


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