Quando si tratta di considerare un cambiamento professionale, le ragioni che spingono i lavoratori a cercare nuove opportunità possono essere varie e complesse. Una ricerca condotta nel 2022 da McKinsey & Co ha analizzato le motivazioni più comuni che portano i professionisti a cercare alternative lavorative. Sebbene i risultati di questa indagine siano basati su dati specifici, molti potranno riconoscersi in queste motivazioni o riscontrarle tra i propri colleghi. Di seguito, esamineremo le ragioni principali che spingono al cambiamento e sono certo che in tanti riconosceranno molto del proprio ambito lavorativo.
Mancanza di sviluppo di carriera o possibilità di avanzamento.
In particolare sono i professionisti più qualificati a sentirsi frustrati perché non vedono opportunità di crescita nella posizione ricoperta. L’assenza di prospettive di carriera può spingere a cercare altri ruoli ed altri ambiti dove, magari, il talento ed il potenziale inespresso possano essere meglio valorizzati. Non è necessariamente un insoddisfazione legata all’aspetto economico, ma è soprattutto dovuta alla sensazione di essere “ingabbiati” nella posizione.
Retribuzione inadeguata.
Un salario che non riflette il livello di competenze, esperienza e responsabilità può portare a una ricerca di alternative. Una retribuzione non adeguata può causare insoddisfazione e diventare un fattore determinante per cercare nuove opportunità.
Secondo il mio punto di vista è in questa ottica che va inquadrata la fuga ogni anno dall’Italia di migliaia di giovani, anche qualificati e con alti livelli di formazione. Le retribuzioni nel nostro paese stentano a riconoscere l’impegno e la competenza.
Leadership carente ed auto referenziale.
Un ambiente lavorativo guidato da una leadership inefficace o autoreferenziale può influire negativamente sulla motivazione dei dipendenti. La mancanza di direzione chiara e supporto da parte dei leader può spingere i lavoratori a cercare un ambiente dove sia chiara le visione della leadership e sia più coinvolgente la condivisione della missione.
Anche in questo nel nostro paese siamo maestri! Le carriere non sono aperte e vi è un sistema di scatole stagne all’interno delle quali si sviluppano le carriere per ruoli e categorie, soprattutto nelle amministrazioni pubbliche. Purtroppo da noi sul merito prevalgono ancora il titolo, il grado, e la provenienza. I vertici di settore tendono a blindare i percorsi di carriera nel proprio ambito, favoriscono i propri simili, snobbano gli altri, si circondano di una “corte” ed alimentano una sorta di nepotismo professionale.
Mancanza di senso o scopo nel lavoro.
Il desiderio di contribuire a qualcosa di significativo e appagante è un aspetto cruciale per molti professionisti. Un lavoro che manca di un senso o uno scopo può portare a cercare posizioni dove si possa sentirsi più connessi con il proprio contributo.
Quante volte abbiamo visto organizzazioni il cui unico scopo era mantenere loro stesse (es.: strutture sanitarie senza pazienti o partecipate pubbliche per gestire il clientelismo) o addirittura aziende continuare a sopravvivere solo perché sostenute dalla collettività, ma senza una reale competitività.
Aspettative eccessive rispetto ai risultati.
Quando le aspettative circa i risultati attesi sono irrealistiche o non supportate da risorse adeguate, i lavoratori possono sentirsi sopraffatti. Questo squilibrio può spingere a cercare contesti lavorativi più in linea con le possibilità effettive.
Questo è un po’ in linea con la scarsa qualità della leadership, che pretende risultati ma senza porsi il problema se le risorse messe a disposizione sono idonee e sufficienti allo scopo. Può capitare anche che il vertice organizzativo per dimostrare l’esubero di personale lascia posizioni scoperte ma mantiene invariati obiettivi e processi, fidando nel fatto che l’organizzazione trovi un nuovo equilibrio con meno risorse. Una sorta di adattamento evolutivo spontaneo, non governato da una logica razionale, ma dallo spirito di sopravvivenza. Semplicemente ridicolo!
Ambiente di lavoro ostile e mancanza di collaborazione.
Un ambiente di lavoro tossico o colleghi poco inclini a collaborare possono minare la soddisfazione e la motivazione. La ricerca di un ambiente più armonioso e collaborativo può diventare un incentivo per il cambiamento.
A condizionare negativamente l’ambiente di lavoro sono, secondo me, le ambizioni eccessive, l’incertezza sul futuro, la mancanza di obiettivi condivisi, l’assenza di meritocrazia, una leadership arroccata su posizioni di potere, poco incline ai cambiamenti. Anche uno stile di comunicazione aggressivo contribuisce a rendere l’ambiente di lavoro ostile e ad abbassare il livello della collaborazione. Se non c’è rispetto reciproco, come si può fare lavoro di squadra?!
Mancanza di flessibilità negli orari e rispetto alle esigenze familiari. Equilibrare impegni professionali con quelli familiari è fondamentale per molti. La mancanza di flessibilità negli orari può spingere a cercare lavori che consentano una migliore gestione del tempo personale e familiare.
Un ambiente di lavoro troppo rigido e burocratizzato, non orientato agli obiettivi ma al potere della leadership, determina una scarsa capacità di venire incontro alle esigenze familiari dei lavoratori, anche semplicemente concedendo una flessibilità di orario di lavoro oppure il lavoro agile. Purtroppo chi chiede di poter usufruire di questo tipo di agevolazioni talvolta viene penalizzato professionalmente, in quanto ritenuto poco incline al sacrificio. Come se lavorare debba essere necessariamente un supplizio quotidiano!
Benessere del personale ignorato.
La salute fisica e mentale dei dipendenti è cruciale per il successo a lungo termine di un’organizzazione. Un’attenzione insufficiente al benessere del personale può portare a un senso di insoddisfazione e a cercare contesti più premurosi.
Questo, come il punto precedente e quelli successivi riguardanti l’impatto che il lavoro e l’ambiente di lavoro hanno sui dipendenti, sono aspetti legati ad una concezione del lavoro retrograda: un’idea del lavoro intesa come fedeltà incondizionata al Capo ed estremo sacrificio nel nome del profitto o del servizio.
Il lavoro è qualcosa di diverso. Attraverso il lavoro le persone devono poter esprimere se stesse, la loro individualità e le loro inclinazioni. Con il lavoro ci si realizza come persone e come cittadini. E’ finita la servitù della gleba da secoli, ma per qualcuno è ancora così.
Ambiente di lavoro non inclusivo e discriminatorio.
Un ambiente che non promuove l’inclusione e che manifesta atteggiamenti discriminatori può avere un impatto negativo sulla morale e sul coinvolgimento. La ricerca di un contesto più aperto e rispettoso può diventare un fattore chiave nel considerare un cambiamento.
Impegnativo in termini di spostamenti.
La necessità di affrontare spostamenti impegnativi può incidere sulla qualità della vita dei lavoratori. La ricerca di opportunità più vicine geograficamente può influenzare la decisione di cambiare lavoro.
Sovraccarico di lavoro dovuto a risorse inadeguate.
Quando le risorse a disposizione non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi assegnati, i lavoratori più responsabili possono sentirsi oberati. La ricerca di un ambiente dove le risorse siano più adeguate può diventare un motivatore per il cambiamento.
Questi fattori, emersi dalla ricerca McKinsey & Co del 2022, offrono uno sguardo approfondito alle motivazioni comuni che spingono i lavoratori a considerare nuove opportunità.
È importante riconoscere che le preferenze individuali possono variare, ma comprendere queste motivazioni può aiutare sia i datori di lavoro che i dipendenti a creare ambienti lavorativi più soddisfacenti e appaganti.


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