L’argomento di questo post esce un po’ dal tema del blog, ma è urgente condividere alcune importanti riflessioni sul rapporto Censis 2023. Dopotutto, trattiamo di progetti, strategie, metodi e strumenti per rendere le organizzazioni più efficienti ed efficaci. Non siamo estranei alla società, quindi è importante parlarne.
Nel contesto mutevole e complesso del panorama socio-economico italiano, il recente rapporto del Censis offre una visione illuminante delle dinamiche che definiscono il tessuto sociale della nazione. Tale visione, in prospettiva, appare inquietante, in quanto mette in luce l’inadeguatezza dell’Italia rispetto le sfide che deve affrontare.
Per evitare un declino ineluttabile, l’Italia deve attuare cambiamenti culturali, istituzionali ed economici. Questi cambiamenti sono necessari per navigare in un contesto in rapida evoluzione e per costruire una coesione sociale rinnovata e una visione condivisa.
La situazione attuale della società italiana
Il Censis descrive il modello di sviluppo sociale italiano come uno sciame di api. In passato, questo modello ha permesso all’Italia di adattarsi alle modifiche strutturali, garantendo benessere e ricchezza individuale, familiare e di piccola impresa. Tuttavia, oggi questo modello sembra essersi esaurito.
In particolare nel passato l’Italia ha privilegiato la libertà di azione individuale e gli arrangiamenti istintivi rispetto un approccio razionale e di coesione sociale. Questo ha permesso all’Italia di essere flessibile e di adattarsi alle diverse situazioni.
Adesso che gli sciami si sono dispersi e non sono più in grado di garantire l’adattamento sociale, emerge tutta la debolezza del Paese. La sua incapacità nell’affrontare le sfide, che hanno reso il mondo un luogo più incerto e complesso, e che hanno acuito le diseguaglianze sociali:
- la globalizzazione
- la digitalizzazione
- le crisi economiche.
La politica inoltre, proprio nel momento in cui ce n’era più bisogno, non è stata in grado di definire un nuovo modello di società per l’Italia, basato su una maggiore coesione sociale e su una visione condivisa del futuro.
Il Censis descrive la situazione attuale della società italiana, che è consapevole dei problemi che deve affrontare, ma non riesce a trovare una soluzione. I problemi che si manifestano nella società italiana sono:
- l’individualismo, con la tendenza a concentrarsi sui propri problemi e interessi, senza considerare quelli della collettività.
- la scarsa partecipazione politica, che si manifesta nella bassa affluenza alle elezioni e nella poca fiducia nelle istituzioni.
Questa situazione è pericolosa per il futuro dell’Italia. Per risolvere questi problemi, è necessario un cambiamento culturale che porti a una maggiore coesione sociale e a una maggiore partecipazione politica.
I bisogni di medio periodo dell’Italia
il Censis afferma che questi bisogni sono molteplici e complessi, messi a nudo dai recenti eventi. In particolare, il Censis evidenzia che:
- la pandemia ha messo a dura prova il sistema sanitario e il sistema economico.
- la crisi energetica e ambientale ha messo a rischio la competitività dell’Italia.
- le guerre ai bordi dell’Europa hanno aumentato l’incertezza e la volatilità.
- l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto dei cittadini.
- i flussi migratori hanno messo a dura prova l’accoglienza e l’integrazione.
- l’affermarsi di modelli di sviluppo diversi da quello occidentale ha aumentato la competizione globale.
- l’aggravarsi dei rischi demografici ha messo a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico e sanitario.
- I nuovi bisogni di tutela sociale hanno messo a dura prova il sistema di welfare.
Il rumore di fondo del dibattito pubblico
Il Censis sostiene che l’anno che sta finendo è stato caratterizzato da una sostanziale mancanza di approfondimento e di riflessione. Questo è dovuto a una pericolosa rinuncia a guardare oltre i grandi piani fantasiosi e gli annunci di propaganda.
Il dibattito pubblico è superficiale e inconcludente. Questo è dovuto a una mancanza di interesse da parte dei cittadini e a una scarsa capacità di analisi da parte dei media che spesso si limitano a riportare le dichiarazioni dei politici, senza analizzare le conseguenze delle loro azioni. Troppi italiani si informano in modo acritico solo attraverso i social media, che spesso sono un luogo di disinformazione e di polarizzazione.
I cittadini devono essere più interessati a comprendere i problemi del Paese, e i media devono essere più in grado di fornire un’analisi approfondita delle questioni. Occorre educare alla cittadinanza attiva e esercitare lo spirito critico anche verso i media, sostenendo quelli indipendenti e di qualità.
I Problemi della società italiana
Il Censis descrive una società italiana caratterizzata da una serie di problemi, tra cui:
- Una vitalità dispersa e con bassa potenza, con una mancanza di coesione sociale e una scarsa capacità di innovazione.
- Un confronto pubblico giocato su emozioni di brevissima durata. Un timbro basso e una rinuncia a esplorare il mondo circostante o a pensare al futuro.
- Una paura dell’incontro con il diverso a della tendenza all’individualismo e al conservatorismo
- La voglia di custodire le proprie piccole prerogative e la consolazione in una visione romantica del Paese, ignorandone le arretratezze e fermandosi ad una visione superficiale del mondo.
Le sfide che l’Italia deve affrontare
Il Censis evidenzia che:
- la transizione digitale sta esponendo una platea sempre più ampia di persone a fragilità ed esclusione, a causa di scarsità di risorse, competenze, infrastrutture e reti.
- la crisi ambientale è in accelerazione e sta mostrando chiaramente le fragilità e i ritardi dell’Italia in materia di politiche ambientali, investimenti pubblici e privati, messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture.
- la transizione energetica ha superato la prima fase, ma è necessario trovare un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, innovazione tecnologica e riduzione dell’impatto delle attività industriali.
- la transizione demografica, con l’invecchiamento della popolazione e la crisi della natalità, è la trasformazione più evidente che l’Italia sta affrontando.
Sono sfide complesse che richiedono un impegno forte da parte di tutti gli attori della società. Occorrerebbe:
- investire in formazione e istruzione per ridurre il divario digitale.
- adeguare le politiche ambientali per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici.
- diversificare le fonti di approvvigionamento energetico per ridurre la dipendenza dall’estero.
- promuovere la natalità e l’immigrazione per sostenere la crescita demografica.
Micro-comportamenti disordinati e non convergenti
I processi sociali forti, che hanno caratterizzato la società italiana in passato, hanno lasciato il posto a una molteplicità di micro-comportamenti disordinati e non convergenti. Come già detto prima questo cambiamento è dovuto a diversi fattori, tra cui la globalizzazione, la digitalizzazione e la crisi economica. La storia continuerà a plasmare la società italiana, anche se in modo non prevedibile.
Se non saranno adottate le giuste politiche l’impresa di affrontare le sfide dei prossimi decenni è già persa.
E invece…le Politiche pubbliche in Italia? Inefficaci, se non inutili
Il Censis afferma che queste politiche sono spesso poco efficaci e non riescono a rispondere alle esigenze dei cittadini. In particolare le politiche:
- per le famiglie non riescono a sostenere la natalità e l’occupazione femminile.
- per i giovani non riescono a garantire loro un futuro lavorativo e sociale.
- per la promozione delle meraviglie italiane non riescono a valorizzare il patrimonio culturale e naturale del Paese.
- per la sicurezza collettiva non riescono a prevenire i reati e a garantire la sicurezza dei cittadini.
- per la fruizione di servizi digitali dell’amministrazione pubblica spesso sono complesse e difficili da utilizzare.
- per l’educazione universitaria non riescono a garantire una formazione di qualità a tutti gli studenti.
- per le città e il territorio urbano non riescono a renderli più vivibili, accoglienti e sicuri
- per la cura dell’ambiente spesso non riescono a ridurre l’inquinamento e a proteggere l’ambiente naturale.
In altri termini le politiche per le famiglie, per i giovani, la ricerca, l’istruzione, la cultura, la sicurezza e per la fruizione di servizi digitali dell’amministrazione pubblica sono superficiali e inefficaci.
La visione dei giovani
I giovani hanno cambiato il modo di vedere il lavoro. In passato, il lavoro era visto come un’espressione della vocazione e dello sviluppo della persona e delle comunità.
Oggi, invece, il lavoro è visto sempre più come un mezzo per guadagnare denaro e soddisfare le proprie esigenze individuali. L’ascensore sociale, che attraverso la formazione e l’istruzione permetteva ai figli di aspirare a qualcosa in più, si è fermato ed il lavoro precario e mal pagato restringe gli orizzonti sociali al mero vivere quotidiano.
Questo cambiamento sta silenziosamente ristrutturando gli assetti sociali in quanto i giovani non sono più disposti a impegnarsi in lavori che non soddisfano le loro aspirazioni.
Un dato per tutti è significativo: nel 2022, su 82.000 persone che hanno lasciato l’Italia 36.000 erano giovani tra i 18 ed i 34 anni. Molti dei giovani che hanno lasciato l’Italia hanno un elevato livello di scolarizzazione ed in tantissimi sono i laureati che espatriano (qualche decennio fa li avremmo definiti “emigranti”, ma ciò evocherebbe altri tipi di migranti di oggi, che le politiche populiste non vorrebbero vedere, ma di cui abbiamo bisogno!).
La gestione finanziaria del debito pubblico
Il CENSIS afferma che la gestione finanziaria del debito pubblico ha rimesso al centro della vita economica e sociale la funzione del risparmio di famiglie e imprese.
Il risparmio è ancora il modo più solido per finanziare il debito pubblico e sostenere la spesa pubblica. Tuttavia, i processi di accumulazione e di gestione del risparmio sfuggono alla logica di alimentare lo sviluppo del Paese, perché il risparmio privato è sempre più orientato alla rendita e dunque, se le risorse economiche del Paese sono destinate a garantire il debito pubblico, chi investirà per il futuro?
Il modello di sviluppo sociale che sta emergendo.
Il Censis descrive il modello di sviluppo sociale che sta emergendo in Italia, caratterizzato da:
- Una frammentazione della società in piccole scie con scarsa capacità propulsiva
- Una soluzione politica spezzettata in micro-interventi e nella protezione di microcosmi privati.
- Una direzione chiara verso la crescita economica, ma pochi traguardi strategici.
- Un dibattito pubblico scarico di idee e di parole.
Questo modello sta sostituendo il modello costruito a partire dagli anni ’60, che si basava sul “lasciar fare“, la copertura dei bisogni essenziali, il riconoscimento delle identità e dei diritti collettivi. Il nuovo modello, invece, si basa sul “lasciar essere“, l’autonomia dei singoli individui di interpretare lavoro, investimenti e coesione sociale senza vincoli collettivi.
Un modello di sviluppo caratterizzato da una maggiore individualizzazione e da una minore coesione, in contrasto con il modello di sviluppo sociale che ha caratterizzato l’Italia per gran parte del XX secolo e che si manifesta con:
- la crescita del lavoro precario e della disoccupazione giovanile.
- la riduzione della partecipazione politica e della fiducia nelle istituzioni.
- la crescita delle disuguaglianze sociali.
- la diffusione di nuovi fenomeni sociali, come il populismo e l’estremismo.
Questo modello, pur riconoscendo una maggiore libertà e autonomia agli individui, rende, nel complesso, la società più fragile perché è frammentata. Affrontare le conseguenze delle disuguaglianze in queste condizioni sarà un impresa ardua.
È ancora presto per dire quale sarà l’impatto a lungo termine di questo modello, ma è chiaro che già sta avendo un impatto significativo sulla società italiana di questi anni, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e nei numeri del rapporto CENSIS 2033.
In conclusione
Il rapporto Censis 2023 offre una visione inquietante della società italiana: frammentata e individualista. Questo cambiamento è dovuto a una serie di fattori, tra cui la globalizzazione, la digitalizzazione e la crisi economica.
La frammentazione della società italiana rende difficile affrontare le sfide che il Paese ha davanti, come la transizione digitale, la crisi ambientale e quella demografica. Tutto ciò rende più probabile l’affermarsi di populismo ed estremismo ideologico.
Per evitare un declino ineluttabile, l’Italia deve avviare un cambiamento culturale che porti a una maggiore coesione sociale, e a una maggiore partecipazione politica che ponga istanze concrete affinché i governi ed i legislatori concepiscano e concretizzino politiche sociali, economiche ed industriali efficaci, dettate da una visione strategica e non da mera propaganda.


Lascia un commento